Dentro l'anima - ISBN: 9788833740348

Autore : Ida Daneri
Anno di produzione : 2019
Casa Editrice : Leonida Edizioni
Genere letterario : Narrativa-romanzi - Fantasy
Formato : Cartaceo
Quarta di copertina



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Cap. 1 - Il peso del passato

 

L’ombra di Septilya, la perfida baronessa di Nocktany, si stagliava terrificante sul campo di battaglia, le grandi ali nere a offuscare il sangue che nella notte del 1867 bagnava la terra d’Irlanda.

Esclusivamente stregoni, maghi e apprendisti potevano vedere l’immagine della strega librata in aria; gli altri, i poveri irlandesi inviati al massacro convinti di combattere per la loro indipendenza, distinguevano solo una cupa nuvola corvina che all’improvviso aveva coperto la luna.

Non era la prima volta che la potente strega metteva in atto la sua subdola strategia. Aveva sfruttato le tradizioni delle società segrete irlandesi, i suoi Serpenti alati a sostenere la Fratellanza Repubblicana, in tal modo manovrando la sommossa violenta contro gli inglesi, primo passo per la conquista del potere.

Beffardo pensare ai Serpenti alati in un’isola dove i serpenti non esistevano già secoli prima che il san Patrizio della leggenda li scacciasse in mare. Ma era proprio un Serpente alato il simbolo inciso nella sua carne fin da quando era solo un ragazzino ignaro della magia che cresceva vigorosa nel suo sangue.

Lo sguardo di Xeymus si posò rabbioso all’interno del polso sinistro: il piccolo serpente riluceva maligno sulla pelle diafana del mago, contorcendosi su se stesso, le ali che battevano al ritmo di quelle della strega nel cielo notturno.

Xeymus spalancò di colpo gli occhi, incredulo: un impossibile filo di luce funerea si dipanava dal suo polso e, con quelli provenienti dagli altri Dominati, andava a congiungersi alle grandi ali di Septilya, conferendo loro un’oscura luminosità. Il Sigillo del Dominio, attivato in tutta la sua potenza, richiamava imperiosamente a sé i suoi schiavi, spronandoli a gettarsi nella mischia con rinnovato ardore, un guizzo folle negli occhi rosseggianti di sangue.

Tutti, salvo uno.

Xeymus rimase immobile, un dolore lancinante a trafiggergli il polso mentre si opponeva al Dominio. Tra i lampi e le esplosioni degli incantesimi, i suoi compagni giacevano a terra e nell’ultimo istante della loro vita lo credevano ancora un viscido Serpente alato, uno dei tanti Dominati della strega.

Ma non era così che stavano le cose.

Lingue di fuoco ardente e taglienti schegge di ghiaccio gli artigliavano il polso ma Xeymus resisteva, impassibile; solo gli occhi neri saettavano veloci sul campo di battaglia alla ricerca dell’uomo cui aveva offerto la sua fedeltà.

Lo distinse poco lontano, vacillante e gravemente ferito, mentre ancora combatteva con valore: Angus Logant, il suo mentore, l’uomo che lo aveva strappato dalle tenebre della crudele baronessa.

Fece per lanciarsi verso di lui, per sostenerlo e soccorrerlo, ma il sottile filo di luce nera lo trattenne, più resistente di una grossa catena d’acciaio.

L’incubo si stava verificando di nuovo: Septilya lo aveva incastrato, proprio come sette anni prima.

Il mago tremò, travolto dai ricordi, tormentato dal dolore del passato che si sommava a quello che gli torturava il polso diffondendosi lancinante in tutto il corpo, in successive, potenti e inarrestabili ondate.

Aveva condotto i suoi compagni nel tranello architettato da Nocktany, e lo stesso era accaduto con la sua amata Leah. In quella notte lontana non era riuscito a sottrarsi al Dominio della strega ed era stato obbligato ad assistere, impotente e disperato, alla morte della donna amata, perfido castigo comminato per assicurarsi la sua sottomissione.

Non aveva mai scordato i dolci occhi verdi di Leah perdere l’aura gioiosa e affievolirsi poco a poco, mentre sofferenza e odio vi accendevano una diversa e orrenda luminosità. Non aveva dimenticato l’amore profondo, nato solo nel suo giovane cuore e mai ricambiato dalla fanciulla. Era colpevole dell’agghiacciante supplizio che la strega le aveva inflitto condannandola a una morte lenta: il suo fantasma atrocemente storpiato era tornato ogni notte ad affliggerlo. Serrare gli occhi era inutile e turarsi le orecchie non serviva a nulla: le raccapriccianti immagini del povero corpo straziato non svanivano, né poteva calmare le urla di terrore e di dolore. Poteva solo assistere di nuovo all’orrore già vissuto, vittima e carnefice, desiderando di morire al posto suo.

Pur trafitto da un’insopportabile pena, il giovane non si era piegato e l’odiata strega Madrina, lungi dall’ottenerne la resa, aveva forgiato il suo più formidabile avversario. Negli anni successivi l’aveva sempre ingannata, in apparenza sottomesso al suo Dominio, osteggiandola invece con tutte le sue forze, sostenuto da Angus Logant al quale riferiva le preziose informazioni sulle losche attività della baronessa di Nocktany.

Septilya col tempo aveva scoperto il suo doppio gioco: credeva d’averla infine presa in trappola, mentre era stata lei a usarlo per attirare i suoi compagni nell’imboscata, mettendolo di nuovo alla prova davanti alla morte delle persone cui teneva.

Sull’insanguinato campo di battaglia, a pochi metri dal mago ancora incatenato all’oscuro filo di luce, Angus era caduto in ginocchio: il suo potente scudo magico resisteva ancora, proteggendo anche gli altri corpi accasciati a terra, forse ormai morti. Questa volta, però, Xeymus non sarebbe rimasto a guardare: non aveva più ventitré anni, era un uomo ormai, e la sua potenza magica era di molto cresciuta, pur se l’aveva sempre celata a Septilya.

Scosse il capo con ira, i lunghi capelli neri a sferzare l’aria buia della notte; di nuovo strattonò il braccio cercando di spezzare il Sigillo maledetto, che ardeva di luce nefasta e lo vincolava alla strega. Per un istante incrociò lo sguardo dell’uomo che lo aveva salvato rivelandogli la sua condizione di Dominato: il vecchio stregone che si era preso cura di lui, come un figlio, e gli aveva insegnato tutto ciò che conosceva.

Angus sorrise con paterna dolcezza: negli occhi azzurri brillava l’affidamento per il giovane che si era disperatamente aggrappato a lui per uscire dall’abisso di perdizione in cui la potente strega di Nocktany lo aveva relegato quando era solo un ragazzo, violando il solenne voto di Madrina.

Quello sguardo muto e sofferente, ma traboccante di fiducia, valse più di mille parole per Xeymus: Angus credeva in lui; e aveva assoluto bisogno di aiuto.

Il tempo delle recite e delle menzogne era terminato: era giunto il momento di strappar via la maschera che aveva celato il suo pallido volto e svelare la sua più vera e profonda lealtà. Sapeva che Septilya non attendeva altro per scatenare la sua vendetta, densa di sofferenza: durante la lotta lei gli aveva tenuto gli occhi di ghiaccio puntati addosso, ma era riuscito lo stesso a proteggere chi in apparenza era suo nemico e colpire invece mortalmente gli altri Serpenti alati, al cui fianco fingeva di combattere.

Con un movimento estremo torse con forza il polso, incurante del tremendo dolore: il filo di luce nera si tese al massimo, assottigliandosi e vibrando pericolosamente. Con un ultimo, strenuo sforzo di volontà, Xeymus si oppose con ogni energia, umana e magica, fisica e mentale, all’odiato vincolo di schiavitù.

Con un sonoro sibilo, acuto e stridente, il Sigillo del Dominio si spezzò strappando brandelli di pelle dal polso del mago, là dove l’immagine del Serpente alato di Septilya era incisa in profondità nella carne.

Un urlo rauco, carico di rabbia, lacerò la notte: la baronessa di Nocktany si rese conto della perdita di Dominio ed ebbe l’immediata certezza che si trattasse proprio di O’Moore, il migliore tra i suoi Dominati, a essersi sottratto. La collera deformò i bellissimi lineamenti del volto perennemente giovane, mentre i capelli dai lucenti riccioli bruni prendevano vita come i serpenti di Medusa e le perfette labbra rosse si distorcevano nell’urlo prolungato. Sbatté le grandi ali nere spiccando un balzo in avanti e una selva di raggi luminosi s’infranse con violenza sullo scudo protettivo di Logant: il capo degli stregoni Padrini la osteggiava ormai da troppo tempo.

Con un grido strozzato scese rapida a terra: si sarebbe liberata di quel seccante ostacolo approfittandone per punire il mago che aveva osato ribellarsi. Avrebbe ucciso il vecchio Logant, seviziandolo a lungo davanti agli occhi impotenti di O’Moore, proprio come aveva già fatto con l’essere insignificante che quello stolto amava.

La luce dello scudo tremolò assorbendo l’ennesimo sortilegio e si attenuò. Xeymus, infine libero, si slanciò verso Angus, incurante delle scie degli incantesimi che coloravano la notte. Tentò di ingannare ancora Septilya: insulti carichi di odio eruttarono dalle sue labbra sottili, scagliati contro il caro amico che strenuamente resisteva, ormai in ginocchio e sempre più debole, ma pensati e diretti, invece, contro la strega che si era appropriata della sua anima rendendolo un tempo schiavo dell’oscurità.

 

Una valle incantata che si nutre di magia, alimentandonee ricercandone di nuova, in un’Irlanda sospesa tra fantasia e storia.

Ma la vera geografia di questo fantasy è tutta interiore e intimistica, bussola di un viaggio all’insegna della conoscenza del Sé, primo passo verso la rinascita di un uomo apparentemente vinto dalla vita e soggiogato dal Dominio di una strega malvagia.

Tra rune, pozioni e misteri che risalgono addirittura a Merlino, Xeymus, un potente stregone dilaniato dal senso di colpa per la morte della donna amata, conoscerà la sua vera natura, imparando a perdonarsi: così scoprirà la purezza della propria anima e la salvezza di quelle altrui.

Un percorso fantastico che sa però ancorarsi al reale, diventando romanzo di formazione, raccontod’ispirazione per chiunque abbia il coraggio e la determinazione di credere nella potenza dell’amore sincero, dell’amicizia incondizionata, dell’affettopaterno e filiale che si instaura anche al di là dei legami di sangue. Una storia per chiunque scelga e protegga lalibertà.

 

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