Il mondo è fatto a spigoli Isbn 8894687260

Autore : Angela Rosauro
Anno di produzione : 2022
Casa Editrice : Nonsolopoesie Edizioni
Genere letterario : Poesia - Prosa poetica
Formato : Ebook, Cartaceo
Quarta di copertina
Altre Notizie : quarta


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C’è ancora tempo, siamo in anticipo. Sei impaziente, lo sento. Andiamo al bar, Sergio si siede, tu rimani in piedi. Quando pensi di tornare? Non lo so, vediamo che succede. Sei tesa. Sei eccitata. Hai bisogno di questo. Sei tu. Sei Annina. Ognuno rincorre ciò di cui ha bisogno. Mi guardi. Sorridi. Vuoi che ti incoraggi. Non farti male. O almeno riparati il più possibile. Serba qualcosa per i giorni bui. Non cedere, non barattare. Provaci davvero questa volta. Non fare finta. Ti sorrido. Ti accontenti. Non so cosa dire. Cosa provo. Non lo so. Non so cosa dirti. Non so cosa sia giusto dirti. Né saprei come fare. Tutte le volte che provo a descrivere quello che sento mi mancano le parole. Silenzio. Rimugino. Perché non parli? Cos’hai? Ho che non so come dire… Come chiamarlo questo oscuro miscuglio che mi agita? Mi opprime. Mi sospinge. Mi divora. Come faccio a dirti cosa non ho? Cosa manca? Mi è ignoto. Come si fa del resto a dire ciò che non si conosce? Ciò che s’ignora non ha volto, non ha nome. Ma se non ha un nome e nemmeno un verso, né un qualsiasi altro modo per essere chiamato, vuol dire che non esiste. Ecco, entra in stazione. Binario ventidue. Direzione Milano. Nord. Metropoli. La “gran Milan”. Milano da bere. Il centro del tutto. Il motore d’Italia. Tu capisci vero? Sì capisco. Non sto scappando. Non posso rimanere in questa melma collosa. Cos’è una melma? Concetto collettivo. Un insieme di parti. Siamo parti. Sono parte? Di te? Chissà di chi altro. Di “che altro”. Si è parte senza averne coscienza. Si appartiene. Nonostante tutto. Ho bisogno di sentirmi viva. Napoli mi sta stretta. Questo è un paese, niente di più. Sergio sbuffa. Si alza, si risiede. Quindi, sarebbe una questione di spazi? Di metri quadri? Non essere stupido. È arrabbiato. Confuso. Impotente. È melma. Anche Sergio e quel suo amore. Colloso. Trattiene. Potrebbe essere differente? Non si può trattenere chi non vuole restare. Non si può trattenere. Non fare così. Gli serve. Lascialo piangere. Vai, vai e non voltarti. E tu lasciala andare. Guai se tornasse! La ferocia dei suoi giorni ti si scaglierebbe contro e tu l’accetteresti. Lo sai. Te lo leggo negli occhi. Hai paura. Ha paura. Ho paura. Non si può descrivere ciò che non esiste. E nemmeno parlarne. Nemmeno pensarci. Mi fa paura pensare ciò che non esiste. Ma che hai? Che significa? Sei fuori di testa? Dunque, non vi può essere che altra spiegazione. La follia.

voce di stazione

stasera il cielo di Napoli
come quello di Alessandria
trasuda gli odori
di un giorno caldo e faticoso
mi volto
e ti ritrovo accanto
il tuo volto triste
e abbronzato
come il vecchio marinaio Giovanni andava e tornava da una vita
per mare
e l’amava e l’odiava quel suo mare
e Palinuro
era un posto sconosciuto
dove nessuno l’aspettava
questa è una sera di chi parte
te ne vai
e hai già negli occhi
la voglia e l’ansia dell’ignoto cammini leggera
non senti le voci intorno
non vedi i colori morti
di una stazione misera e violenta
stringi fra le mani le tue cose
e guardi lontano
dove non c’è posto
per me per noi per tutto
queste voci queste grida
mi schiantano
sono voci malate e stanche
le loro le nostre la mia
ingoio un altro pezzo di vita
il passo deciso traversa rabbioso
la giungla di ubriachi
puzza di morte
e poi noi

Nota dell’editore
G. Lukács soffermandosi sugli aspetti sociologici dell’arte e rivolgendo l’attenzione alla sua genesi e alla sua funzione, per comprenderne meglio il contenuto e la forma, pone sempre in rilievo il problema della conoscenza della realtà che è propria dell’arte e quindi anche della letteratura. Il grande sociologo ungherese riflette sulla portata sociale della letteratura, criticando i sostenitori della concezione mistica dell’arte. Negli scritti di Lukács l’arte viene considerata nel suo valore conoscitivo, di apprendimento e rappresentazione della realtà. Secondo la teoria lukácsiana del rispecchiamento, il contenuto e la forma dell’opera letteraria possono essere spiegati e compresi solo tenendo presente il contesto storico e sociale in cui opera lo scrittore, senza trascurare il fatto che ogni grande artista ha sempre cercato di riprodurre la realtà nelle proprie creazioni.
Scegliere come strumento espressivo l’olofrase o parola-frase, adoperare quindi una sola parola per indicare il significato di un’intera frase, ci riporta al linguaggio infantile, quello del bimbo che incomincia a formulare le prime parole, cercando e sperando di essere compreso. Cosa sta accadendo? Perché uno scrittore avverte la necessità di ricorrere a un linguaggio per molti aspetti “sovversivo”? Ci troviamo di fronte a una destrutturazione della realtà sociale, dell’identità individuale e, di conseguenza, del linguaggio convenzionale. La precarietà, l’insoddisfazione, la frammentazione da una parte, il senso di impotenza, di smarrimento dall’altra, si riflettono nella lingua parlata e in quella letteraria.
La poetessa, Angela Rosauro, ha reso bene tutto questo nella sua opera, ma, con uno stile che non disdegna qualche eco rimbaudiana, ella tende soprattutto a una comunicazione pura e istintiva. Un filo sottile lega la sua poesia al fanciullino pascoliano: la capacità di comprendere in modo autentico tutto ciò che la circonda e di renderlo con uno strumento espressivo che suscita meraviglia e curiosità. Sono le stesse sensazioni che prova sia il bambino nel “suo universo” che il poeta nel “suo mondo”. L’opera di Angela Rosauro – Il mondo è fatto a spigoli – rientra a pieno titolo nella nuovissima corrente letteraria nota come “Destrutturalismo”. Partendo dal presupposto che tutto ciò che prende le distanze dalle tecniche narrative e poetiche ormai consolidate viene visto inizialmente con diffidenza ma anche, e per fortuna, con curiosità, si può affermare che fin quando ci sarà un artista coraggioso, in grado di distinguersi e di offrire un’opera autentica, possiamo ancora affermare che l’arte non ha perduto del tutto la sua caratteristica principale, quella originalità che la rende unica. L’artista anela a una libertà totale, che raggiunge il suo apice nella forma con cui rende fruibile la sua creazione. Il coraggio di esprimersi secondo schemi sperimentali appartiene a chi, come Angela Rosauro, comprende l’importanza dell’autonomia dell’opera d’arte. L’autrice sa benissimo che la sperimentazione è difficile da capire perché richiede una concentrazione mentale che costa fatica a lettori abituati a soffermarsi in superficie, trascurando la sostanza dell’arte. Ogni creazione artistica originale è essa stessa sostanza, e rivendica la sua autonomia. L’arte non deve necessariamente fornire risposte al destinatario. Essendo espressione del “bello”, l’opera d’arte si erge nei confronti del reale e del suo fruitore, rifiutando di dare spiegazioni e, quindi, di rispondere a domande preconfezionate. Il “bello” va semplicemente goduto. Il lettore curioso ed esigente si confronti con l’opera letteraria che rivendica la dignità di essere originale, autentica e proprio per questo interessante. Incantevole e affascinante, la poesia di questo libro sfiora vertici di estrema liricità, come si può constatare nella lirica In attesa: «cantami ancora / il tuo sogno d’amore / proteso ramo fiorito / contro un cielo impastato d’inverno».